I Bambini delle Fogne di Bucarest - Associazione Prometeo

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ARCHIVIO PROMETEO
 
I BAMBINI DELLE FOGNE DI BUCAREST
Intervista all’autore del libro-denuncia sulle condizioni in cui vivono 5.000 piccoli rumeni vittime di pedofili. 
di Adelaide Gullino
 
Un libro che si legge tutto d’un fiato… ma quando arrivi all’ultima pagina di fiato non ne hai più. Massimiliano Frassi ha tenuto inchiodate le persone alle sedie, venerdì sera, quando al Taffini ha presentato il suo lavoro dedicato all’infanzia violata, quella dei bambini rumeni.
La sua presenza a Savigliano è da ricondurre ad un progetto promosso dal presidente della Consulta per la Solidarietà, Adonella Fiorito. All’inizio della scorsa estate Frassi aveva partecipato ad una puntata di Buona Domenica, illustrando le tragiche condizioni di vita di migliaia di bambini costretti a vivere nelle fogne di Bucarest. Maurizio Costanzo aveva lanciato l’idea, rivolta soprattutto alle amministrazioni locali, di aiutare l’associazione Prometeo e Savigliano non ha perso tempo. Anzi. Come lo stesso Frassi ha evidenziato nel suo intervento, il nostro è l’unico Comune italiano ad aver risposto all’appello e concretizzato un aiuto. Ma torniamo a venerdì sera.
L’argomento è uno dei più difficili da trattare:
la pedofilia è una brutta bestia (lui la chiama Orco), si insinua subdolamente e miete vittime indifese. Frassi non ha usato parafrasi e non ha addolcito la pillola. Ha raccontato con parole crude una realtà che non si vorrebbe mai scoprire, ha descritto con visibile emozione sprazzi di vite rubate a bambini che bambini non sono mai stati.
“L’Italia è il primo Paese esportatore di pedofili in Romania – sottolinea –. È una meta più comoda del Brasile o della Thailandia, si raggiunge in poche ore di macchina ed il turismo sessuale ha così subito, in questi ultimi anni, profonde modifiche. Si stima che l’esercito silenzioso che popola il ventre di Bucarest sia costituito da circa 5.000 bambini, spesso venuti dal nulla o abbandonati da famiglie in grave difficoltà, che nessuno ha mai censito e di cui è facile ignorare l’esistenza”.
Massimiliano Frassi racconta le visite agli istituti, la sua discesa nelle fogne della capitale rumena, che, per chi come lui, soffre di claustrofobia, è una prova che si affronta per amore della verità, per scoprire come, a quattro anni, si può vivere in un buco sotto terra, dal quale si esce, anche febbricitanti, soltanto per andare a cercare qualcosa da mangiare tra i rifiuti o per essere adescati, per poche lire, da un adulto che invece di rassicurarti, consolarti ed aiutarti ti tratta come un giocattolo… che a volte si rompe. Lasciamo ai lettori il compito di scoprire tutte le facce di una realtà scomoda direttamente dalle parole dello scrittore: acquistando una copia del suo libro, inoltre, si dà un aiuto concreto a progetti importanti, che puntano a restituire dignità ed un pizzico di serenità a questi bambini.
Terminato l’incontro abbiamo intervistato Massimiliano Frassi, per scoprire il “dietro le quinte” di una vita che ogni giorno affronta il dolore, la sofferenza e l’impotenza di fronte a quella che troppo spesso viene considerata soltanto una malattia. “Una laurea in Lingue, ormai chiusa nel cassetto, ed un lavoro che mi è entrato dentro poco a poco – spiega con il suo piglio deciso, di quello che non ti manda a dire nulla -. Ho svolto il servizio civile presso un centro di ascolto parrocchiale e mi sono occupato di barboni, tossicodipendenti, disadattati. Ma quando sono entrato in contatto con bambini vittime di abusi sessuali ho capito che dovevo fare qualcosa per combattere queste brutalità. Ho frequentato corsi di specializzazione in Inghilterra, ho approfondito tutto quanto si conosce su questo argomento, anche se ogni giorno scopriamo che il fenomeno si evolve rapidamente, cambia forma ma non sostanza”.
33 anni e sulle spalle il peso di una realtà dolorosa, silenziosa e brutale, che ci circonda ma di cui spesso ignoriamo l’esistenza. Quali pensieri agitano la mente prima di addormentarsi? Come si scacciano certi fantasmi? “L’angoscia e la sofferenza – spiega Frassi – non ti abbandonano mai. Cerchi di trasformare questi due sentimenti in energia, per continuare a combattere, per non lasciarti annientare. E il mattino dopo riparti, anche se, aprendo gli occhi, scopri che i fantasmi sono ancora lì e non se andranno più”.
Leggendo il libro si scopre un “filo continuo”, un elemento che sembra ricoprire un ruolo fondamentale nella sua vita, la musica. “È vero. La musica è la mia camera di decompressione, l’ossigeno di cui mi riempio i polmoni per affrontare il lavoro. Senza la musica non potrei vivere. All’inizio di ogni capitolo cito brani di autori che amo particolarmente, primo fra tutti Renato Zero , che ho conosciuto personalmente e che è una persona speciale”.
Combattere la pedofilia: le capita mai di pensare che è una lotta contro i mulini a vento? Quanto spazio resta alla vita privata? “Il mio obiettivo è mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica su un problema che nessuno vorrebbe mai affrontare. Devo ringraziare la mia famiglia che, anche se non dall’inizio, ha capito le mie motivazioni e mi sostiene. L’associazione Prometeo, che ho fondato con un gruppo di persone che, come me, credono nella possibilità di migliorare le cose, ha fatto progressi e ci auguriamo di crescere ancora, grazie anche all’aiuto di molta gente sensibile. La vita privata è un capitolo a parte: con il mio lavoro, che mi vede spesso in viaggio e che mi costringe a guardare in faccia realtà dolorose, diventa difficile instaurare rapporti duraturi. Per il momento va così”.
Parlare con Massimiliano Frassi riempie il cuore e l’anima di energia, anche se, spesso, fra le sue risposte fanno capolino racconti tristi, nomi di bambini, non importa se rumeni o italiani, che sono oggetto di violenze inaudite, che stentiamo ad immaginare ma che nel suo libro sono descritte vividamente: “Bambini soli. Abbandonati. Violentati. Derubati. Della loro infanzia. Della loro vita. Senza futuro. Per colpa del passato. Di qualcun altro. Bambini con la sigaretta in mano. Il sacchetto della colla. La sifilide. La tigna. L’Aids. Bambini che vivono nelle fogne. Con i topi. Gli scarafaggi. Gli escrementi. Randagi come i cani, questi ultimi spesso più bambini di loro”.
Parole dure come pietre, che vanno dritte al cuore e vi restano.
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