Intervista per Legambiente sui bambini di strada della Romania - Associazione Prometeo

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Adozioni a distanza > I bambini delle fogne
Intervista per Legambiente.
 
Nel numero scorso de “L’Albero Pazzo” abbiamo parlato del libro di Massimiliano Frassi “I bambini delle fogne di Bucarest” (Ed. Ferrari, 2002, E. 12,39), alla cui trattazione rimandiamo il lettore.
Abbiamo intervistato l’autore, operatore di strada e presidente dell’Associazione Prometeo, una onlus di Bergamo che da anni si batte sul fronte dell’infanzia abbandonata e della pedofilia.
Per prima cosa vorrei sapere qualcosa di te, del tuo lavoro di operatore di strada e dell’Associazione Prometeo di cui sei responsabile.
Sono presidente dell’Associazione Prometeo (www.associazioneprometeo.org) che da anni si occupa di lotta alla pedofilia con due tipi di interventi: da una parte il supporto al bimbo abusato ed alla sua famiglia e dall’altra la realizzazione di convegni, corsi di formazione e quant’altro per creare una nuova cultura ed una maggiore sensibilità nei confronti di questo problema.
Come è nata e si è sviluppata la tua esperienza di volontariato fra i bambini di strada in Romania?
Quasi per caso. Dopo un viaggio fatto dietro suggerimento di un amico giornalista mi sono imbattuto in questa realtà che è stato poi difficile ignorare. Non potevo tornare a casa e lasciare gli orrori visti, relegati all’esperienza di un solo viaggio. Da allora ogni anno cerchiamo come Prometeo di sposare una piccola realtà, seriamente bisognosa. Abbiamo fatto molti errori, ci siamo fidati di troppe persone, ma oggi abbiamo finalmente individuato i partner giusti per poter far rinascere la speranza anche in posti come quelli descritti nel mio libro.
Quello che colpisce del tuo libro sono soprattutto due cose. La prima è l’indicibile violenza che subiscono tanto i ragazzi che vivono in strada quanto quelli che vivono in famiglia o negli orfanotrofi. La seconda è l’incredibile degrado della situazione sociale e familiare rumena. Rimaniamo per ora alla prima questione. Intanto hai informazioni aggiornate sull’ attuale consistenza numerica dei bambini che vivono in strada e di quelli che stanno negli orfanotrofi rumeni? E su come vengono rispettivamente trattati bambini e adolescenti nelle due diverse situazioni?
I dati che abbiamo sono purtroppo in difetto. Quello che stiamo registrando è il fatto che sia dalla strada che da molti orfanotrofi “lager” i bambini ed i ragazzi spariscono. E non si sa dove, realmente, finiscano. E questo risponde, purtroppo, anche alla seconda parte della tua domanda.
Hai la sensazione che qualcosa stia cambiando nella realtà rumena per affrontare positivamente il problema dei bambini abbandonati o pensi che la questione stia ancora nei termini drammatici con cui la racconti tu nel libro?
Come in parte è appena emerso dalla mia precedente risposta credo che, malgrado alcuni importanti esempi, supportati anche dal governo romeno, la situazione oggi persista ad essere vergognosamente drammatica.
Io la scorsa estate ho vissuto una breve esperienza di volontariato con un’altra associazione italiana che si occupa del problema dei bambini abbandonati in Romania (l’Associazione Bambini Copii in Romania di Milano, ndr.) in un orfanotrofio di un’altra città della stessa Romania, Ramnicu Valcea. Intanto anch’io ho notato l’indifferenza e il disprezzo, nella migliore delle ipotesi, con cui vengono trattati questi bambini negli istituti. Ma, di fronte all’evidente difficoltà di chi deve gestire queste situazioni in Romania, mi chiedevo e ti chiedo, di chi sono le effettive responsabilità gestionali di questi orfanotrofi? Sono ancora gestiti a livello statale o totalmente delegati alle autorità locali? Puoi chiarirci di quali fonti di finanziamento possono usufruire?
Locale o statale che sia, la gestione non tiene assolutamente conto del bambino rinchiuso in tali edifici. Qui diventa una cosa, quello che io nel libro chiamo “carne da macello” per i predatori pedofili che a quegli orfanotrofi si rivolgono per trovare materia prima per le proprie voglie di violenza. Manca la cultura del buon senso, la cultura del rispetto e della crescita di tanti piccoli. Paragono i direttori di questi posti ai kapò dei campi di sterminio: medesima crudeltà, medesimo opportunismo. Bestie a cui sono affidati i bambini, che verranno immediatamente disumanizzati per poter essere mal-trattati come ingombranti oggetti. Per quanto riguarda i finanziamenti, essi arrivano sia dallo Stato, che dalla Comunità Europea, che dalle singole associazioni. Manca in tal senso un giusto controllo del modo in cui quei soldi vengono utilizzati. Sicuramente poco, molto poco, arriverà ai bambini.
L’altra questione cui accennavo prima e che non può non colpire l’osservatore occidentale è il livello gravissimo di degrado sociale in cui vive una parte consistente della popolazione rumena. Per esempio, non si può non notare che, se le condizioni igieniche degli orfanotrofi sono generalmente pessime, altrettanto si può dire di quelle in cui vive quotidianamente la maggior parte della popolazione. Per non parlare delle infrastrutture, dell’edilizia e dei mezzi di trasporto (i treni, per esempio, ho constatato di persona che cadono letteralmente a pezzi). A cosa è dovuta secondo te questa situazione? Quanto pesa ancora l’eredità del terribile regime di Ceausescu? Quali responsabilità ha la nuova classe dirigente della Romania che ha operato dopo il 1989? Ha ragione il clown Miloud Oukili quando in una recente intervista afferma, riguardo alle popolazioni dell’est europeo, che “uno dei più grandi problemi è che hanno perso i punti di riferimento: gli adulti sono senza dignità, non hanno fiducia, hanno perso sogni e speranze”?
Ceausescu è stato fucilato il 25 dicembre del 1989. Molti anni sono passati eppure la sua presenza continua a farsi sentire. La sua è stata la più lunga dittatura che l’Europa abbia registrato e temo che serviranno almeno ancora un paio di generazioni prima che la situazione incominci a cambiare. Quello di cui oggi c’è bisogno è proprio la presenza di leader “positivi” che diano speranza e, perché no, sogni ad un popolo che in effetti non sogna più. C’è bisogno di poeti, di uomini di cultura perché solo da lì, dalla poesia, dal modo di pensare e di progettare la vita potrà nascere il definitivo riscatto per questo paese. Tutto il resto, la politica, l’ingresso nella Comunità Europea, le industrie sono solo ipocriti pretesti.
La mia impressione, confermata anche da alcune affermazioni contenute nel tuo libro, è che la violenza che colpisce così duramente i bambini e i ragazzi della Romania si abbatte con uguale intensità su altre categorie deboli come gli anziani e i cani. Come mai secondo te tutta questa violenza in Romania? C’entra forse anche una questione di mentalità e cultura che a noi occidentali sfugge?
Come vedi si torna ancora al punto di prima, la cultura fondata su anni di violenze, omertà, minacce, di cui ancora oggi si pagano le conseguenze. Per quanto riguarda poi gli anziani non dimentichiamo che se in strada le condizioni per i bambini sono estreme, ancora più difficili, se possibile, sono quelle di migliaia di anziani, anch’essi senza nome, né aiuto. Anch’essi relegati a comparse scomode nella più vergognosa periferia della società.
Un’altra cosa che mi ha molto colpito è l’apparente passività e indifferenza con cui la chiesa ortodossa rumena si pone di fronte all’enorme degrado sociale del paese. Mi pare che a differenza della chiesa cattolica che, nel bene o nel male, qualche situazione di socialità la crea, quella ortodossa si ponga unicamente come una struttura che gestisce un culto quasi esclusivamente individuale e formale. Anche questo atteggiamento della chiesa ortodossa pesa secondo te nell’aggravamento dei problemi sociali della Romania?
Anche stavolta hai visto benissimo quello che è il quadro di tale società. La chiesa ortodossa è socialmente assente per quanto concerne l’intervento diretto e la presa di contatto con quella che è la realtà dei milioni di poveri di tutte le età del paese.
Nella mia breve esperienza di volontariato presso quest’orfanotrofio di Ramnicu Valcea, posso ritenermi relativamente fortunato di non aver vissuto le situazioni estreme che racconti tu nel libro. Il pesante degrado umano e sociale che vivevamo anche noi fortunatamente non è mai arrivato al livello delle condizioni da lager di quelli di Bucarest. Ma qualcuno mi ha anche detto che quelli situati vicino alla frontiera con la Moldavia sono ancora peggio di quelli di Bucarest, il che mi riesce difficile immaginare. Hai un’idea di quanti siano questi istituti in Romania e di come e perché sia tanto vario il trattamento riservato ai bambini che vi sono accolti a seconda della loro dislocazione sul territorio? Mi spiego meglio. C’è differenza, secondo te, fra gli orfanotrofi situati nelle grandi città, nelle piccole province e nelle zone rurali?
Non credo ci sia differenza, almeno per quella che è la nostra esperienza. Certo in alcune aree (Moldavia, ecc.) la povertà locale non può non essere amplificata anche negli istituti. Però ti confermo che anche in grandi città abbiamo trovato situazioni di estremo disagio.
Quali sono le dimensioni del problema dell’AIDS pediatrico in Romania?
Enormi. Su due bambini che nascono hiv positivi in Europa uno nasce – e muore – in Romania. Ancora oggi mancano per tutti questi bambini le possibilità di essere curati con i farmaci che nel Nord del mondo stanno dando speranza e futuro ai malati di AIDS. Non parliamo poi del fatto che in alcune realtà ancora mancano per tutti le più elementari regole igienico-sanitarie: ci sono posti dove, ad esempio, ancora si usa una sola siringa per più pazienti ed altri dove la parola prevenzione resta un irremovibile tabù.
Tu hai avuto anche molto a che fare con la lotta alla pedofilia. Quali sono secondo te i motivi reconditi dell’esplosione di questo problema in Occidente, e soprattutto fra gli uomini?
La mia associazione si occupa prevalentemente di pedofilia in Italia. Grazie ad internet ed al turismo sessuale negli ultimi anni c’è stato sicuramente un incremento di questo fenomeno. Incremento dettato anche dal fatto che finalmente la gente incomincia a parlare ed a denunciare. Purtroppo però per un caso che arriva a noi almeno cento rimangono nell’omertà più totale. Quali siano i motivi è impossibile spiegartelo in poche parole. Ti dico solo una cosa. Questa è una società che permette al pedofilo di vivere e di continuare a predare i nostri figli.
Quali sono le dimensioni della prostituzione e del turismo sessuale in Romania? Esiste un racket che gestisce queste attività?
La Romania e più in generale i paesi dell’Est Europa sono la nuova meta per i turisti sessuali. Molto più economica del Brasile, molto più vicina della Thailandia, la Romania offre ai predatori italiani i suoi figli più deboli. Sicuramente anche questo, come altri sporchi affari, è gestito da racket malavitosi; quello che non va dimenticato è che l’Italia ha una legge che permette alla nostra polizia di arrestare il predatore pedofilo una volta rientrato in patria dopo la sua vacanza finalizzata all’abuso dei bambini.
Quali potrebbero essere le possibili soluzioni al problema dei bambini abbandonati in strada e a quello del loro ammassamento indiscriminato all’interno di istituti fatiscenti? Una seria campagna di adozioni, la diffusione capillare sul territorio delle case-famiglia, il sostegno alle famiglie povere o altro? E quale ruolo possono giocare le istituzioni umanitarie internazionali in tal senso? Mi pare che il giudizio che traspare dal tuo libro sull’operato di tali istituzioni sia piuttosto negativo e un personaggio rumeno accenna molto poco velatamente ad un presunto business degli aiuti internazionali in Romania.
La risposta è già presente nella tua domanda. Prima ancora delle case famiglia o delle adozioni serve però un intervento culturale, finalizzato a rifondare un popolo, partendo proprio dalla presa di coscienza che se non si aiutano i propri figli si crea una nazione destinata a non avere alcun futuro. Quanto ai traffici di certe ONG non scopro certo l’acqua calda. Inchieste ben più importanti della mia hanno più volte dimostrato come e quanto fruttino gli aiuti umanitari a fini di personalissimo lucro.
Qual è il ruolo e l’operato delle imprese italiane e occidentali in genere in Romania?
Moltissime imprese oggi investono in Romania, rilevando fabbriche e personale. D’altronde se pensi al solo nord-est italiano ti ritrovi con migliaia di realtà che oggi operano in Romania, con dei vantaggi fiscali ed economici che non avrebbero nell’investire, anche solo in Puglia o in Campania. Non voglio generalizzare. Molti di questi imprenditori sicuramente daranno un importante aiuto alle povertà locali che incontrano nel loro operato, ma molti altri sono i nuovi colonizzatori, pronti solo nel saper aumentare le proprie ricchezze.
Nel finale del tuo libro accenni polemicamente ai vari tipi di carità che noi occidentali abbiamo nei confronti dei più poveri. C’è la vecchietta che ti porta un pacco di pasta sottraendolo alla spesa fatta con la sua modesta pensione e la signora impellicciata che ti porta vestiti sporchi e giocattoli rotti perché “tanto sono bambini poveri”, situazione che ho vissuto anch’io direttamente prima di partire per la Romania. L’Occidente che sogna un ‘altro mondo possibile’ quanta strada deve ancora fare verso una reale solidarietà con i poveri e i diversi?
Tanta, tantissima strada. L’11 settembre ha modificato, in parte, le coscienze di molti. Riscontro oggi una sensibilità maggiore verso certe tematiche. Purtroppo però esiste una categoria con cui dovremo fare i conti fino alla fine del mondo: quella degli opportunisti e degli imbecilli. I primi li incontriamo quotidianamente: riempiono l’associazione di promesse e si dileguano non appena chiediamo loro una verifica delle stesse; i secondi arrivano rappresentati dalle proprie degne mogli: portano spazzolini da denti usati o bambole senza la testa, andandosene dall’uffico con la pretesa di essere ringraziate e con l’assurda consapevolezza di avere fatto del bene.
Come ho scritto in un capitolo del mio prossimo libro che uscirà a metà del 2003: “spero che un giorno abbiano bisogno di qualcosa e noi li si possa contraccambiare con la medesima carità”.
Ci puoi raccontare brevemente il tuo incontro con l’ormai famoso clown francese Miloud Oukili?
E’ avvenuto per caso, un paio d’anni fa a mezzanotte. Stava adoperandosi per accendere un fuoco in stazione. Io mi sono avvicinato, gli ho dato una mano e poi abbiamo tirato mattina parlando. Oggi ci siamo persi di vista ma mantengo intatti i preziosi ricordi che la frequentazione per un certo periodo delle nostre rispettive “carriere” mi ha donato.
Ho notato continui riferimenti a testi di canzoni nel tuo libro, volevo sapere quale funzione aveva per te l’inserimento di questi testi nel libro e quanto fosse importante per te la musica.
La musica riveste un ruolo fondamentale. Ascolto di tutto, da Maria Callas agli U2, passando per Springsteen, Pooh e Billie Holliday. Nel libro ho usato molte didascalie con versi di canzoni. L’autore più citato è Renato Zero, che seguo da oramai quasi 23 anni e nei confronti del quale ho una totale ammirazione.
La sua musica è la vera energia per il lavoro che faccio. E’ linfa vitale. E’ la mia personale camera di decompressione, per riprendere fiato dopo l’incontro con certe sofferenze.
Che futuro vedi per i giovani rumeni, e più in generale dell’est europeo, che attualmente sembrano avere solo il sogno di accedere ai nostri standard iperconsumistici di vita, magari fuggendo il più velocemente possibile e con ogni mezzo dal loro paese?
Non voglio sembrare pessimista ma non vedo al momento grandi prospettive nè comunque un impegno da parte loro per far riscattare la propria gente da una stagnante e pericolosa immobilità.
Quale inquietante metafora costituisce per noi una società in cui una sua parte non piccola vive abbandonata nelle fogne insieme ai topi, sotto le vestigia luccicanti di un benessere di facciata?
La metafora per la quale esistono i bambini delle fogne di Bucarest ma anche quelli delle fogne di Bergamo, Roma, Reggio Emilia. Non vivono sotto un tombino ma hanno le stesse vicissitudini e vivono le stesse violenze da parte dei predatori.
Bambini sempre più piccoli, bambini sempre più soli, bambini sempre più invisibili.

a cura di Marcello Cella
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