Natale 2010: l’emergenza del cuore e della ragione - Associazione Prometeo

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Adozioni a distanza > Viaggi in Budimex
Natale 2010: l’emergenza del cuore e della ragione.
 
Un angolo di Romania.
Viaggio di Natale 2010
 
Siamo andati anche quest’anno in Romania, anzi per la precisione all’ospedale Budimex e più precisamente al reparto di oncologia-pediatrica per la festa di S. Nicolaus (la festa per eccellenza dei bimbi in attesa di doni). Potrei subito raccontare del piccolo Marian che è da solo in ospedale a 5 anni perché la mamma ha altri 7 figli e non può lasciare neanche gli altri da soli. E da questo racconto in poi potrei continuare a parlare di altri 10, 20 casi difficili. Invece voglio raccontarvi un’altra Romania. La Romania di A., la psicologa-volontaria del reparto che è il ns punto di riferimento e che, anche se le hanno tagliato lo stipendio (lei lavora in un centro per bimbi disabili) e oggi ne ha uno di € 200,00 mensili, lei resta in Romania e ogni anno ci aspetta, lascia che invadiamo la sua casa con 40 scatoloni e più che noi poi riapriamo per ricomporre i regali per i ns bimbi del progetto con le adozioni a distanza e per gli altri che comunque sono in ospedale. Sì, lei sorridendo, felice lascia che strapazziamo la sua casa, che ci arrabattiamo in mezzo agli scatoloni che lei e suo marito hanno salito al terzo piano senza ascensore e che poi riscenderanno da soli per portarli al Budimex per la festa. E’ felice A. perché domani i bimbi saranno tutti allegri, tutti avranno giochi, dolci, vestiti e non importa se noi mettiamo a soqquadro la casa. Quanto conta “la rivoluzione” del suo piccolo appartamento a fronte di un giorno di gioia per i piccoli malati? Resiste A. in una Romania in ginocchio e non se ne va. Potrebbe andar via come tanti e cercare uno spazio di realizzazione diverso, invece resta, resiste. Con tenacia resta, resta a difendere quelli che non interessano a nessuno. Resiste nel suo Paese, per il suo Paese. A. ha una bimba di 7 anni che porta con noi in ospedale per la festa. La piccola si muove con disinvoltura nel reparto: passa di camera in camera a salutare i bimbi, distribuisce le fotocopie di disegni da colorare preparati da sua mamma e sorride a tutti, gioca con qualche bimbo, sguscia tra gli abbracci delle infermiere ed è una reginetta del reparto. La piccola è abituata a venire qui, è evidente. La bimba già sa della malattia, della morte, del dolore e sorride a questa parte della vita che ha già imparato ad accogliere senza traumi, senza tutte le infinite protezioni che noi siamo abituati a dare ai ns bimbi. La sua naturalezza è disarmante: una bimba tra bimbi, due infanzie diverse…ma la mamma le ha insegnato da un po’ il valore di essere prossimi e lei và, saltella e sorride alla vita che anche lei aiuta a difendere. Sua mamma potrebbe andar via, anche per assicurare a lei un futuro diverso. Invece A. non se ne va, resta, con sua figlia, insieme a sua figlia a difendere un’ipotesi di futuro. Ma non sono sole. Con loro c’è il dottor S.: un oncologo che ha dedicato la sua vita a questi bimbi e alle loro mamme disperate, che a bordo di ogni letto ( un solo letto sempre per ogni bimbo e per la sua mamma) o in un ambulatorio piccolissimo spiega, informa, sostiene e accoglie il dolore di donne e a volte di qualche papà, disperati per le sofferenze dei figli o per quella certezza che non vorresti mai avere: tuo figlio non ha speranza, non c’è la può fare perché il cancro l’ha vinto. Passano giorni, settimane, anni e il dottor S. resta, resta anche quando il suo stipendio è tagliato fino a consistere in € 400,00 mensili, lui resta. Resta e resiste anche quando gli arrivano proposte allettanti dall’Europa. Rinuncia e resiste. A due anni dalla pensione, che non sa di che tipo sarà, se ci sarà, lui resta, resiste alla tentazione di costruirsi altrove una sicurezza economica per la sua vecchiaia. Resiste il dottor S. per i piccoli del suo Paese. La Romania è in ginocchio, ma lui non cede. Ristrutturano l’ospedale, riceve la comunicazione che il reparto di oncologia pediatrico non sarà ristrutturato perché i fondi sono finiti, ma lui non cede, aspetta paziente e rilancia e oggi il reparto è quasi alla fine della ristrutturazione. Per ristrutturare il reparto chiede che sia realizzato a “regola d’arte” come si direbbe da noi, ma i soldi non bastano e il direttore dei lavori cerca di tagliare su alcuni aspetti importanti: non fare le docce, non utilizzare un materiale costoso che è un protettivo su tutte le pareti, un prodotto speciale, lavabile e disinfettabile. Ma lui non ci sta’, pretende che si facciano gli sforzi necessari e ottiene docce e protettivo. Resiste il dottore, resiste conquistando centimetro dopo centimetro quanto tentano di annullare. Poi c’è un’emergenza farmaci nell’autunno 2010 e lui resiste: chiede all’Associazione Prometeo, lancia l’allarme. L’Associazione Prometeo risponde e lui resiste, sorridente e continuando ad accompagnare bimbi e mamme in un percorso durissimo, ma non li abbandona. Neanche lui è solo. Ci sono la caposala, L. e le altre infermiere del reparto che restano, resistono anche se nell’ultimo anno c’è stata un’emorragia di queste figure professionali verso l’Europa. Loro non se ne vanno. Il reparto di pediatria del Budimex, affianco a quello di oncologia pediatrica, viene chiuso perché tutte le infermiere si sono licenziate per essere assunte nelle strutture private o in Europa, perché gli stipendi delle strutture pubbliche non garantiscono condizioni di vita dignitose. Ma la caposala e le altre infermiere del reparto di oncologia pediatrica restano, resistono accanto ad un dolore che diversamente avrebbe solo le pareti domestiche e nessuna speranza. Loro restano e resistono in un Paese che a loro sta togliendo la speranza di futuro, invece loro in piena trincea non si lasciano vincere e provano a resistere per sostenere la speranza. Quando si accorgono degli scatoloni di farmaci che abbiamo portato il loro sguardo si illumina: adesso hanno una copertura buona per tre mesi, adesso è Natale! C’è anche questa Romania che non lascia il Paese, che non “invade l’Europa per delinquere“ come ci dicono i giornali. Una Romania dignitosa, dove la dignità non è vissuta in modo altero, ma solo con immensa umanità ed è questa Romania che cerchiamo di aiutare tra mille difficoltà e anche tra mille quesiti: basta quello che facciamo? E’ utile lo strumento delle adozioni a distanza? Lo sappiamo non basta, sono necessari programmi d’intervento più ampi che incidano sulle dimensioni strutturali del Paese. Certo, assolutamente! Ma mentre l’Europa fatica ad individuare i finanziamenti per la cooperazione internazionale, mentre l’Italia azzera quasi i fondi della cooperazione internazionale e mentre la Romania affoga nelle politiche del suo governo, tentare di dare anche solo un pò d’ ossigeno ad una nazione tradita (prima da 45 anni di politiche di regime e poi dall’illusione che entrare in Europa sarebbe stata la panacea economica), è un dovere che si impone a chiunque ha a cuore il futuro dei popoli di cui tanto si chiacchiera anche a vuoto a volte. 
Sì, perché intanto che arrivi il miglior governo nazionale, il grande programma internazionale e i fiumi di fondi necessari a risollevare il Paese e dunque intanto che passano ancora altri anni, ecco noi intanto proviamo a fare qualcosa, a sostenerli nei modi che riusciamo a inventare, anche se non bastano. Ma noi intanto abbiamo scelto di stare affianco di chi prova a resistere e a restare affianco di chi rischia di morire domani, anzi no oggi perché manca il Nurofen per esempio e senza questo farmaco potresti morire solo per le conseguenze di una febbre alta in un fisico devastato da un tumore.
La Romania per noi oggi è questo: un’emergenza del cuore e della ragione, un’emergenza sul pianerottolo di casa in questo condominio chiamato mondo.

Maria Rosaria per Prometeo – Natale 2010.
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