Natale 2012: “la vita sconfigga la morte!” - Associazione Prometeo

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Natale 2012: Spero solo che questa volta la vita vinca sulla morte….

Non era ancora finita l’estate e già pensavamo alla festa di San Nicolaus, ai bambini che come ogni anno ci aspettano con tanta ansia.
Anzi vorrei dire che per tutto l’anno prepariamo i loro regali, ci diamo da fare affinchè non si arrivi impreparati.
Abbiamo avuto diversi negozianti che al cambio di stagione ci hanno donato vari capi di abbigliamento, abbiamo approfittato dei saldi per acquistare giochi e materiale scolastico, seguito le offerte dei supermercati nell’acquisto di vari prodotti, e come ogni anno quasi per magia si è iniziato ad inscatolare il tutto.
Il lavoro di preparazione è duro perché ogni capo va selezionato suddiviso per età, per sesso, fare l’elenco per essere sicuri che tutti i bambini riceveranno uguali doni.
Quest’anno, avevamo  paura che la crisi non ci avrebbe permesso di soddisfarli tutti, ma grazie a tutti voi ed a qualche ulteriore benefattore abbiamo mandato a Bucarest ben 42 scatoloni colmi di doni.
Siamo partite per Bucarest il giorno 4 Dicembre.
Per tutto il viaggio il mio pensiero andava alla sistemazione dei regali, a quali e quanti bambini avremmo trovato in ospedale, a come avremmo trovato i “nostri bambini” quelli che da anni ormai sosteniamo nella dura lotta contro la terribile malattia che li ha colpiti.
E finalmente arriviamo a Bucarest, ritiriamo altri tre enormi borsoni che contengono gli ultimi doni arrivati, ed incontriamo la nostra dr.a Andreea.
Dopo  vari abbracci ed i saluti di rito le chiedo immediatamente come è riuscita a sistemare le 42 scatole e con grande sorpresa scopro che abbiamo un intero appartamento a nostra disposizione, lasciato libero da una sua amica che si è trasferita, e che fino alla fine di dicembre è a nostra disposizione.
Portiamo anche i tre borsoni in questo appartamento, sistemiamo alcune cose e andiamo in albergo, domani mattina alle nove dobbiamo essere pronte poiché ci aspetta una dura giornata di lavoro.
Quando al mattino abbiamo iniziato il lavoro eravamo cariche di entusiasmo, una dopo l’altra le 42 scatole vengono riaperte e  svuotate, e, elenco alla mano abbiamo iniziato lo smistamento dei doni.
Per tutta la giornata non si è sentito altro……“Andreea ha 4 anni bisogna mettere nel suo sacco una bellissima bambola, poi dolci in quantità, matite colorate perché può disegnare, ed ora passiamo ai vestiti ….una vestina…un golfino…biancheria intima…scarpine…pigiamino…prodotti per igiene personale ecc. ecc.”…..ora tocca a Florin…..è il turno di Ivan….e poi di Adriana…..e di Antonia…..
Alla sera eravamo letteralmente esauste….ma tutto era pronto affinchè San Nicolaus potesse arrivare.
Al mattino presto  tutti i regali sono stati portati in ospedale e sistemati in una stanzetta in attesa del nostro arrivo.
Alle 11 abbiamo appuntamento con il primario del reparto. Ci accoglie nel suo nuovo ufficio, con quella sua famigliarità ci mette subito a nostro agio, ci parla dei problemi suoi personali, del reparto, dei vari bambini, della mancanza dei farmaci e ci fa richiesta di uno in modo particolare di cui ha grande bisogno.
E’ arrivato il grande momento, i bambini ci stanno aspettando…….diamo così inizio alla distribuzione dei doni.
Entriamo nella prima stanza, Florentina ha 16 anni ed è tutta pelle e ossa porta in testa una cuffietta per nascondere la perdita dei capelli, riceve i regali e ci ringrazia a fatica tentando uno stirato sorriso, accanto c’è  Mihaela 5 anni pure lei un piccolo scricciolo pallido ma che appena le mettiamo sul letto il sacco dal quale spunta una bambola con biberon , gli occhi prendono immediatamente vita e si illuminano , le manine afferrano quella bambolina, la guarda estasiata, e poi guarda noi e questo scambio di sguardi dicono al mio cuore che sta per esplodere dall’emozione che nulla è più magico di quello che stiamo facendo.
Passiamo così da un letto all’altro ed ogni bimbo o bimba andrebbe raccontato perché ognuno ha la sua storia. Ho scelto di raccontarvene alcune che ritengo possano rappresentare tutti i bambini di questo reparto.
Sulla porta della quarta stanza è seduto, su di una piccola seggiola  Andrei, ha 4 anni, il braccino legato dalle cannule della flebo, completamente privo di capelli, visino smunto con due immensi occhi neri che osservano ogni nostro movimento, Una operatrice che si è soffermata accanto al carrello dei doni, ha notato questo bimbo che ci controlla con apprensione ed in attesa, gli regala due barrette di cioccolato, il piccolo le prende velocemente si alza, prende la sua seggiolina e rientra nella sua stanza.
Nel frattempo noi  arriviamo prendiamo i nuovi sacchi ed entriamo proprio in quella camera, distribuiamo i doni anche ad Andrei, e passiamo alla stanza accanto, quando torniamo in corridoio trovo l’operatrice particolarmente stranita e subito mi dice “non indovinerai mai cosa è accaduto,  appena voi siete uscite il piccolo Andrei mi ha riportato le barrette perché ha ricevuto i regali…”
Sono rimasta senza parole, ancora una volta questi bambini ci danno una grande  lezione di vita. Inutile dire che in quel momento, gli avrei regalato tutti i doni del carrello.
Razvan ha avuto un riacutizzarsi della malattia e sta molto male, male al punto da fargli dire alla mamma, “ti prego lasciami morire perché non ce la faccio più”…poi si è addormentato senza più aprire gli occhi per tre giorni…..la mamma è l’ombra di se stessa, molto provata, magrissima, ma per tre giorni non ha fatto che parlargli dicendo,….”Razvan apri gli occhi perché sta arrivando Santa Claus e viene dall’Italia per portarti i doni, se tu dormi non si ferma…..” non ci crederete ma quel mattino Razvan ha aperto gli occhi e ci ha atteso seduto sul letto, la mamma ha ritirato i regali e glieli ha consegnati e dal vetro noi lo abbiamo guardato sorridere.
Ogni anno, è diventata ormai abitudine,  portiamo un grande orso che regaliamo al bimbo più bisognoso di coccole, di affetto, del reparto, quest’anno lo abbiamo donato a Razvan perché speriamo lo aiuti a trovare la forza per combattere il suo male.
Fuori dall’ultima cameretta c’è seduto un papà al quale chiediamo se possiamo entrare per dare i regali,  lui mestamente ci risponde che le due bambine, una  di un
anno e l’altra di 16 mesi dormono, li consegniamo a lui perché  al loro risveglio glieli dia.
Riportiamo il  carrello alle infermiere, lasciamo i regali per quelli che stanno facendo delle cure fuori dal reparto e ci accingiamo ad uscire, quando mi sento prendere per un braccio, mi giro ed è il papà di prima che mi dice “grazie, grazie non potete immaginare che cosa meravigliosa state facendo”. Un abbraccio e via ad incontrare i nostri bambini che sono in questo momento a casa ma che sono venuti per la festa di San  Nicolaus.
Come ci vedono ci vengono incontro ci abbracciano, ci danno dei disegni fatti da loro e sono incontenibili, fremono dal desiderio di vedere cosa ha portato loro babbo natale.
Lucian è diventato grande e sempre più bello, prende i sacchi dei regali come se fossero i primi che riceve, urla di gioia. Adriana la mia piccola che ho conosciuto la prima volta quando lei aveva solo 7 mesi, ora ha 8 anni ed è diventata splendida, quando sorride il viso si illumina, guarda nei suoi sacchi e vi scorge un cicciobello e comincia ad agitarsi non crede ai propri occhi,  arriva il fratellino ed anche per lui altri regali, poi la mamma ci comunica di essere in attesa di un altro bambino……
Leo accompagnato dalla sorellina e dalla nonna, i bambini ricevono i loro regali felici come non mai, la nonna è molto triste ci dice che la loro mamma è tornata a casa e le ha letteralmente mollato un bimbo due 2 anni e uno di 10 mesi, poi è sparita nuovamente. Lei non sa più cosa fare, già faticava con i primi due ora sono 4 e lei è disperata.
Arriva Andreea, un’altra Andreea, Antonia, Ivan, Daiana, Claudio, tutti ritirano i loro regali, sprizzano gioia da tutti pori.
Salutiamo tutti con un arrivederci al prossimo anno….abbiamo portato tanta, tantissima gioia, perché dunque questo senso di tristezza, forse avrei voluto essere in grado di aiutare la nonna di Leo…..avrei voluto far scomparire tutto questo dolore….quanto vorrei essere capace di fare una magia e far stare bene tutti questi bimbi e le loro famiglie, questo è ciò che farebbe ìl mio cuore,  la  realtà è che
posso donare loro, solo  una giornata di gioia.
Ultimo impegno è la visita a casa della piccola Andreea e del suo gemello Horia, la piccola è non vedente dalla nascita, ogni volta che la rivedo la trovo sempre più bella, è diventata grande, adora la musica e Santa Claus le ha portato una piccola pianola che si mette subito a suonare, quest’anno abbiamo sostituito i soliti peluches con una bambola, poi tanti, tanti regali anche per Horia.
La situazione famigliare è sempre molto precaria, la mamma è molto provata.
Vorrei fare di più per questa bambina, la vorrei vedere andare a scuola, avere qualcuno che le insegna il vivere quotidiano e la sappia rendere indipendente per quanto possibile, ma mi scontro continuamente con realtà che sono per me incomprensibili, intanto gli anni passano e la bimba vive continuamente tra le quattro mura di casa, dipendente in tutto dalla mamma.
Quando ce ne andiamo la mamma ci accompagna alla macchina, ha ai piedi delle ciabatte di stoffa ed il marciapiede è ridotto ad un lago dalla pioggia, ma lei rimane ferma agitando la mano fino a che noi partiamo.
Rientrate in albergo ci prepariamo per il rientro a casa, domani mattina ci si deve alzare presto.
Faccio fatica a prendere sonno, rivivo ogni minuto della giornata e c’è un episodio che non vi ho raccontato ma che mi mette tanta angoscia……all’entrata in ospedale al mattino la prima persona che ho incontrato mi ha fatto perdere per un attimo la mia stabilità….l’ascensore si ferma, si aprono le porte ed esce l’unica persona che non avrei mai voluto incontrare…la “sister della morte”, ovvero questa suora laica così chiamata perchè accompagna i bimbi,  abbandonati dai loro genitori, alla morte e si preoccupa di raccogliere i soldi per la loro sepoltura.
In un attimo mi ha riportato a due anni prima ed  all’incontro con il piccolo Luis, bimbo nato e vissuto sempre in ospedale e che la malattia ha portato in cielo subito dopo il nostro rientro, che mi è sempre accanto e che custodisco nel mio cuore.
Spero solo che questa volta la vita vinca sulla morte….
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