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Campagna di adesione AMICI di PROMETEO

Tre interventi tratti dal blog di Massimiliano Frassi:

ROMANIA, ANNO ZERO.

L’hanno battezzato “sistema di protezione del bambino” e visto come vanno le cose, mai definizione è più errata, dato che dietro tale definizione c’è senza dubbio il peggiore servizio che a bambini disastrati, puniti dalla vita, ammalati, sia mai stato offerto prima, in Romania. Mi sconvolge a distanza di anni l’attualità del mio primo libro sui Bambini delle fogne di Bucarest. E l’ipocrisia di chi con quei bambini ci lavora ogni giorno ma per ingraziarsi le istituzioni locali, non muove più alcuna critica né tantomeno fa da cassa di risonanza a tanto inutile dolore. La situazione dei bambini rumeni oggi non è migliorata affatto, rispetto ad alcuni anni fa. E se grazie a milionari finanziamenti della Comunità Europea, alcuni di loro forse hanno trovato una sistemazione in strutture più adeguate ad accogliere un essere umano che un topo di fogna, oggi restano tantissimi i bambini senza aiuto e di conseguenza senza un futuro. Bambini la cui infelicità è aggravata dall’aids, da handicap fisici o psichici, mentre immorali funzionari che banchettano a caviale russo e champagne francese con illustri industriali, in un mondo dove il tasso di corruzione resta tra i più elevati al mondo, giocano a dadi sulla loro pelle.. Questo mio sfogo nasce dopo l’ultima relazione pubblicata dall’Associazione Nuova Speranza di Locarno . Insieme alle quattro fotografie diffuse, scattate probabilmente dal medico legale. Foto che non si possono pubblicare per rispetto a voi ed al bimbo che vi è ritratto. Ed il fatto che sia un medico legale a scattarle già vi preannuncia l’epilogo. Il bimbo aveva due anni e sette mesi. Ed era un bimbo vispo, come tutti a quell’età. Pieno di voglia di giocare, scoprire, vivere. Morto per le botte che la nonna, a cui era stato affidato dai servizi sociali, lo aveva sottoposto con un tubo. Portato in ospedale, ma solo dopo due giorni di agonia, è deceduto per il trauma cerebrale subito. Non è questo un caso isolato, tutt’latro. Negli ultimi sei anni secondo un dettagliato report di un coraggioso giornalista rumeno, Ralu Fili, in Romania sono morti almeno 17 bambini al giorno, a causa dei gravi maltrattamenti a cui erano stati sottoposti. Nuovo record da Guinnes dei primati della sofferenza. Da contraltare a questa denuncia vanno riportate le parole della Baronessa Emma Nicholson (membro del parlamento europeo, “esperta di Romania”, da anni impegnata a tenere bloccate le adozioni internazionali) la quale ribatte invece che il sistema di protezione del fanciullo è un servizio che “funziona benissimo”, aggiungendo che la Romania è “d’esempio per tutta Europa per quanto attiene al programma sulla protezione del bambino”. Frase che a sentirla così suona ancora più fasulla e beffarda se comparata a quanto mi ha dichiarato Patrizia De Giovannini, responsabile della Nuova Speranza: “negli ultimi sei anni sono morti più bambini di quanto ne siano stati dati in adozione”.
Nota: il prossimo gennaio 2007 la Romania farà ufficialmente in suo ingresso nella comunità europea.

Romania in comunità europea.

Nel tardivo dibattito sull’ingresso della Romania nella Comunità Europea, tardivo in quanto arriva a conti fatti quando le valigie per l’ingresso nel nostro paese sono già state fatte, ancora una volta i grandi assenti ingiustificati sono i bambini. E così mentre sindaci, onorevoli di ieri e di oggi, presidenti di enti caritatevoli nel nome ma sempre meno nei fatti e tuttologi del tubo catodico sproloquiano a proposito di vere o presunte “invasioni” manco parlassero di Attila e dei suoi eredi, ecco che all’appello mancano ancora una volta i bambini. Quegli stessi che solo quest’anno, nel numero di 9.000 sono stati abbandonati nelle strade rumene. Invisibili in patria, figuriamoci nella nuova terra di destinazione, laddove il termine nuova risulta comunque anacronistico, essendo per molti di loro residenza di fatto già da parecchio tempo. Paradossalmente però potrebbero non essersene accorti nemmeno loro: le strade si sa sono suppergiù tutte uguali. Così come i clienti da soddisfare, non credo cambino a Bucarest come a Bergamo. Già perché i bimbi di cui parliamo sono quelli vittima del racket della prostituzione minorile che insieme a quello del furto e dell’accattonaggio, arricchisce i nuovi schiavisti del terzo millennio. Come già denunciammo sulle pagine di questo giornale, un bimbo viene acquistato in Romania per somme che difficilmente superano le mille euro. Spesso la famiglia viene liquidata con della merce. Cose in cambio di cose. Addirittura c’è un mercato parallelo a questo specializzato nell’esportazione di storpi o malati, merce ricercatissima per chi si occupa prevalentemente dei proventi dell’accattonaggio. Una volta arrivati in Italia però quella stessa cifra la dovranno riportare, ogni sera, al loro “padrone”. Mille euro da guadagnare vendendo il proprio corpo o rubando, altrimenti si può rischiare anche la morte. La maggior parte di questi ragazzini entrano nel nostro paese con le grandi carovane rom, diventando per le dogane figli reali di padri virtuali. Ed una volta nel nostro paese sono spostati di campo in campo, permettendo così il loro totale sfruttamento. Ora che anche i labili controlli alle frontiere vengono meno c’è da ipotizzare un aumento, anche nelle nostre strade, di questi innocenti senza futuro. Ma state tranquilli. A meno che non siate vittime dei loro furti o clienti che li cercano per soddisfare i più folli istinti, saranno per tutti, ancora una volta, assolutamente invisibili.

 

ANCHE I BAMBINI ROM FANNO I CAPRICCI.

Stazione Termini. Aspetto il treno seduto ad un tavolino del bar. Dalle vetrate uno scorcio di Roma, forse la parte meno bella. Fatta di traffico e traffici. In un angolo una decina di zingare si preparano per andare al lavoro. Una si sistema i capelli, l’altra si riavvolge l’ampia gonna coloratissima. L’altra ancora indossa un buffo copricapo. L’attenzione viene attratta dall’ultima del gruppo. Gonna lunghissima, di un giallo abbagliante. I lunghi capelli nero corvino sciolti lungo la camicia a pizzi di raso rosso. Discute con un bambino che ha non più di tre anni. Faccia biricchina, lunghi boccoli biondi, viso bisognoso di una buona saponetta. Il piccolo sta in precario equilibrio sopra un cestino della spazzatura. Ha le mani conserte e scuote la testa, con un costante e deciso no. Guardo la scena con attenzione e penso che per un attimo il piccolo è un bambino come tutti gli altri. Come mio figlio ed il vostro, quando fanno i capricci. Si imbronciano e provano ad imporre il loro volere. Un bambino normalissimo. Per una frazione di secondo. Poi la madre lo strattona e gli molla un secco ceffone. Quindi lo prende in braccio con la stessa empatia con cui solleveremmo i sacchetti della spazzatura e lo porta al lavoro. Secondo una recente conferenza tenutasi a Tirana, lo sfruttamento minorile è il nuovo business, che in alcuni paesi sta soppiantando il traffico di droga. I piccoli schiavi del terzo millennio vivono in condizioni proibitive e sono sottopsoti ad ogni genere di violenza. Un violento acquazzone si abbatte sulla città, giusto in tempo per bagnare da capo a piedi il piccolo rom e chi lo gestisce. A riconferma che no, impossibile, non è un bambino come tutti gli altri.

Massimiliano Frassi Scrittore, presidente Associazione Prometeo