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LE VOSTRE TESTIMONIANZE
Ho 32 anni e una brutta storia di molestie sessuali da raccontare. Appartengo ad una famiglia di professionisti,mio padre dirigente scolastico, mia madre insegnante ma nonostante ciò all’età di 9 anni mio zio, il fratello di mia madre, mi ha molestato. Doveva accompagnarmi dalla parrucchiera, ma prima mi ha portato nella casa di campagna dei mie bisnonni che in quel momento era disabitata dicendomi che voleva giocare con me, mi ha coperto gli occhi legandomi un fazzoletto o un foulard e mi ha detto che dovevo indovinare di che gusto fosse quello che mi metteva in bocca.
Sono stati attimi, o minuti interminabili mentre da un piccolo spiraglio riuscivo a vedere che cosa mi aveva infilato in bocca. Non risposi nulla, dopo un po’ mi ha liberato abbiamo detto qualcosa senza significato e naturalmente lui mi ha raccomandato: non dire niente a nessuno. Mi accompagnò dalla parrucchiera, mio padre venne a prendermi arrivai a casa e piansi a dirotto buttai qualcosa per aria, loro non capivano e inventai una storia assurda dissi che avevo visto un bambino piangere perché la madre lo aveva inseguito e preso a bastonate. Loro mi credettero e rimasi sbigottita, la bugia aveva funzionato! Incontrai mia sorella e le raccontai tutto, aveva dieci anni, mi disse di lavarmi i denti ma mi resi conto che non ero sola, un po’ del mio dolore lo avevo affidato a lei. La notte non chiusi occhio mi alzavo continuamente piangendo disperata, mi infilavo le dita in bocca sperando che fosse la stessa sensazione, ma non lo era. I giorni a scuola erano terribili, guardavo i miei compagni e pensavo di essere incinta, pensavo di essere diversa, gli occhi si riempivano spesso di lacrime calde come fuoco. Avevo scelto la strada della paura, non volevo dire nulla perché avrei rovinato il legame bello che mia madre aveva con suo fratello, avrei distrutto i miei affetti, i miei amati e adorati nonni ( poiché lui viveva con loro). Il silenzio fu una scelta di difesa, ma in realtà ben presto mi accorsi che invece di proteggermi mi stavo uccidendo. Da quel giorno mio zio non mi ha più lasciata in pace, il gioco non si è mai più ripetuto, ma le carezze, le battutine oscene erano continue. Ero terrorizzata all’idea di trovarmi sola con lui in casa, quando andavo a trovare i miei nonni e trovavo solo lui, iniziavo a tremare ero paralizzataperchè ci sarebbe stata sicuramente qualche carezza e qualche parola sussurrata. Mi faceva schifo, mio zio il mio compagno di giochi, che per nove anni avevo considerato una specie di dio, bello giovane e simpatico adesso mi faceva schifo. Passarono gli anni conobbi al mare un ragazzo e lui iniziava ad essere geloso, leggeva le mie lettere e mi derideva davanti ai miei nonni ripetendo e sporcando le frasi dolci che aspettavo con ansia. Le offese sulla mia persona erano la norma, i miei genitori non capivano il suo accanimento e naturalmente difendevano me e io mi sentivo al sicuro. Intanto ero venuta a conoscenza di altri suoi loschi giochi, con la mia migliore amica, con mia cugina, con la vicina di casa, con la sorella del mio fidanzatino e ancora e ancora….. non ce la facevo più. Avevo diciassette anni e l’estate del 1990 decisi di esplodere, decisi di interrompere quel fastidioso e inopportuno silenzio, dissi tutto a mia madre e da quel momento vivo, sono viva grazie a loro. I rapporti con i miei nonni, con i miei zii tutti allineati con lui, con le mie amiche si sono interrotti perché mi sono permessa di fare i loro nomi, ma io sono salva; ancora adesso quando mi vede per strada mi guarda con aria di sfida, e alcune volte al mio passaggio sputa per terra ma io sono viva, lui sa che è tutto vero come lo so io e come lo sanno le tante bambine che hanno sofferto come me. L’ultimo grande dolore è l’aver scoperto, solo quest’estate, che anche mia sorella è stata sporcata da lui. Mia sorella che è stata la mia aria, la mia luce che mi ha consentito di aprirmi un piccolo sentiero nel grigio del mio dolore ha preferito non dirmi niente per tutti questi anni, mi ha detto che in fondo non ne aveva bisogno perché comunque noi sapevamo e poi non voleva accrescere ulteriormente il dolore di mamma, l’importante era non vederlo più, l’importante era essere salvi. P.S: alcuni mesi fa è stato ripreso su nostra richiesta dal suo avvocato per le sue aggressioni verbali che rivolge a mia madre quando va a trovare mia nonna ammalata; credo che non finirà mai di essere il mio peggior nemico. |
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