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Campagna di adesione AMICI di PROMETEO

LE VOSTRE TESTIMONIANZE.
Era una mattina di primavera, illuminata da un sole che annunciava una giornata luminosa e tiepida.

Era una normale, ordinaria, serena mattina simile a tante altre.

Come ogni mattina la mia piccola bimba di quattro anni, dopo i soliti piccoli capricci, con il suo papà era andata a scuola materna.

Squilla il telefono e mio marito mi dice che nel cortile della scuola alcune mamme lo avevano informato di presunti abusi sessuali perpetrati in danno dei bimbi della scuola stessa.

Da quella mattina la luce del sole non splende più con la consueta brillantezza sulle nostre vite, ormai appesantite dal dramma che di lì in avanti avrebbe invaso le nostre anime e la nostra esistenza.

All’inizio lo scetticismo, la incredulità, la certezza che se mia figlia avesse subito qualcosa del genere, io, mamma attenta e premurosa, certamente me ne sarei accorta.

Poi il dubbio che i fatti narrati da altri bambini possano avere coinvolto anche mia figlia.

La paura di sentirti dire dalla tua piccola che anche lei faceva il gioco del “lupo” o il gioco del “mostro” ti assale, ti stringe la gola e non fa uscire le parole.

Ti fai forza, violentemente ti imponi di chiedere alla tua piccola se faceva dei giochi strani a scuola materna.

Mentre tua figlia risponde, ogni sua parola ti paralizza la mente: no lei non ha fatto quel gioco.

Poi ti parla dei mostri e dei giochi che essi facevano.

La tua fronte è fredda; il cuore ti batte forte.

La tua vita di madre è sospesa.

Vorresti che le tue orecchie non sentissero più.

La gola ti si stringe, ma non puoi piangere, non devi piangere, anzi devi sdrammatizzare, cerchi di evitare con tutte le forze che il tuo volto tradisca il tumulto che ti sconvolge le viscere.

Da quel momento l’ordinarietà della tua vita finisce.

Sulle prime ti senti frastornata, smarrita, tutto ciò che ti scorre intorno sembra non appartenerti ed un peso enorme ti opprime i pensieri ed i sentimenti.

Hai fallito come genitore. Non sei stata capace di proteggere la tua piccola e l’angoscia ti soffoca e ti opprime.

Poi realizzi che devi fare qualcosa, che non puoi abbandonare tua figlia nel baratro del dolore e cerchi disperatamente chi e cosa possa aiutarla.

Comincia la affannosa, difficile, disperata ricerca della struttura che ti possa aiutare.

Passano i giorni, e l’impotenza che ti deriva dalle difficoltà di trovare strutture di sostegno, appesantisce ancora di più la tua sofferenza.

Tua figlia assume comportamenti strani, mai prima manifestati: è aggressiva, frenetica, improvvisamente urla senza motivo e nei suoi disegni compaiono particolari che ti sconvolgono, e intanto tace ciò che le è accaduto.

Poi, piangendo, con il terrore negli occhi ti racconta di quando quella cattiva suora le ha toccato la patatina e di come le abbia fatto tanto male, ti racconta del buio e delle urla degli altri bambini, nonché di altri particolari che è meglio tacere.

Sei sconvolta, umiliata, calpestata nei tuoi sentimenti più intimi e preziosi.

Quello che fin dall’inizio si era presentato come un Calvario, comincia a mostrarti tutta la sua durezza.

La tua vita è piagata da un dolore vivo, tuo, che nessuno può capire se non chi ha vissuto il tuo stesso dramma.

Arriva il momento del Tribunale, dei codici e delle pandette.

Vorresti fuggire, portare via lontano tua figlia ma non puoi, devi subire la trafila degli interrogatori, delle perizie e degli accertamenti.

L’alternativa è tra il tacere ed evitare il supplizio del processo, ed il denunciare ed andare incontro alla battaglia processuale che si svolgerà sulla pelle di tua figlia e tua.

Io ho fatto la seconda scelta.

Lo ho fatto per poter guardare negli occhi mia figlia e dirle domani di aver fatto tutto ciò che potevo per difendere la sua dignità di fronte a chi aveva abusato della sua tenera innocenza e tentava di violentarla nuovamente mettendo in dubbio la verità dei suoi racconti.

Lo ho fatto perché se non avessi ripreso io l’urlo di dolore di mia figlia avrei tradito la fiducia sconfinata che lei ripone in me.

Lo ho fatto per tutti quei bambini il cui urlo di dolore non ha trovato orecchi pronti ad ascoltare.

Lo ho fatto per non sentire domani l’urlo di altri bambini abusati dalle stesse mani.

Lo ho fatto perché sono una mamma ed una donna che non può rassegnarsi al dolore ed alla violenza.

Così ti dicono che sei pazza; che sei isterica; che insieme ad altre mamme isteriche e pazze hai imbastito una storia fantasiosa e falsa.

Il mondo che ti circonda non crede, si rifiuta di credere che la bestialità umana possa giungere fino al punto di infierire su bambini di pochi anni.

E tu che hai letto il dolore e il terrore negli occhi di tua figlia, sai che quel che lei ti racconta è vero.

E tu che con fatica hai calmato i fremiti e i lamenti nelle innumerevoli notti di tua figlia popolate di incubi, sai che quel che lei ti racconta è vero.

E tu che stringi tra le mani il referto medico legale di tua figlia, sai che quel che lei ti racconta è disperatamente vero.

Però, per la maggior parte degli altri tu sei pazza ed isterica.

Poi ti dicono che con le storie che racconti vuoi fare soldi.

Ti dicono che ti sei venduta tua figlia.

Ti dicono che sei tu che con il tuo accanimento stai violentando tua figlia.

Sola, sempre più sola in un mondo sempre più distratto e sordo al grido muto dei bambini abusati.

Per fortuna ci sono gli occhi di tua figlia che a poco a poco si riaccendono e brillano di fronte alla fiducia che trova in te.

Per fortuna c’è il sorriso della tua bimba che ti scalda il cuore e l’anima.

Per fortuna mano a mano nei sogni di tua figlia i cieli azzurri le farfalle colorate ed i fiori variopinti rubano spazio ai mostri cattivi e tu la vedi dormire serena.

Per fortuna c’è la forza di tua figlia a dirti che comunque ci sarà un domani.


Dal blog:
www.massimilianofrassi.splinder.com