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Il mio nome è Cristina, ed oggi per me è un giorno speciale perché finalmente sto dando voce ad un dolore che per anni ho cercato di soffocare senza riuscirci.
Anch’io sono stata vittima di violenze: tutto è cominciato quando avevo dieci anni. Il mostro era mio fratello quasi diciannovenne.
Adesso sto rialzando la testa per puntare il dito contro chi, per anni, mi costretta in una prigione.
Voglio gridare al resto del mondo che ho passato due anni ingiusti pieni di paura, terrore, umiliazioni, mi costringeva piombando nei miei giochi per portarmi in quella stanza che rimarrà per sempre nei miei ricordi.
Ho lottato tanto durante la mia vita, soprattutto quando mi sono accorta di essere diventata un’alcolista con lo scopo di farmi del male, perché mi sentivo in colpa a causa dell’indifferenza mostrata dalla mia famiglia; ma adesso dopo un percorso terapeutico tortuoso ma essenziale e con l’appoggio di questa magnifica Associazione sono riuscita a fare “il salto” per guardare questo malessere da un punto più alto senza farmi schiacciare.
La mia storia l’ho già scritta in un diario, e volevo riportarvene una parte:
“Volevo tirare fuori quello che ho di più profondo, il malessere che avverto a ripensare all’abuso subito Quando sono stata vittima per la prima volta, non ho capito bene: so , però, quello che mi ha lasciato, un gran senso di paura e tanto dolore. Ogni bambino prova paura ma, di solito cerca riparo negli adulti affinché, questa, venga superata. Attorno a me quest’adulto non c’era, così il mostro era libero di farmi capire che era il più forte e poteva ripetermi “ tu, non devi dire niente a nessuno”, e si avvicinava per gridare vicino al mio orecchio “hai capito, vero?”. Io avevo dieci anni, e desideravo solo che qualcuno si accorgesse di me, a volte volevo gridare aiuto per tutte la volte che venivo interrotta nei giochi consapevole delle porcherie che dovevo subire. Ho sperato, con tutta me stessa, che qualcuno, prima o poi, mi venisse a liberare, ma purtroppo questa speranza per due anni non si è realizzata. I bambini vanno lasciati crescere in modo sano, non è giusto che subiscano alcun tipo di violenza, vanno amati, rispettati, sono piccoli esserini da coccolare, da stringere al petto e soprattutto da “guardare”. Io ho vissuto nella paura, avevo paura sempre, quando uscivo da scuola, quando giocavo nel cortile di casa, quando facevo i compiti, ma quando andavo a letto quella paura si ampliava: ero terrorizzata, tutto quel buio, quel silenzio mi atterrivano, io cercavo di distrarmi di non pensarci ma sentivo vicino la minaccia, sapevo che il mostro poteva arrivare e dirmi di seguirlo. La paura…..!: che emozione sciocca, quando è vissuta così. Mi sentivo sola, lasciata in quel mondo che faceva di me quello che voleva, portavo ancora il grembiulino blu e già i miei occhi erano saturi di odio e di disprezzo. Il mostro faceva quello che voleva, come si può avere il coraggio di far così tanto male ad una bambina? Oggi mi chiedo: in tutto questo periodo di sofferenza, come hanno fatto i miei genitori a non accorgersi di nulla, presi dalle proprie cose, dal lavoro, dagli amanti e da tanto altro? Io ormai ero diventata brava a vivere nella paura, a cercare conforto su quel armadio pieno di scatoloni, rannicchiata in maniera da sentire almeno una briciola di calore che il mio cuore avrebbe desiderato tanto sentire da una madre. Quando riuscii a ribellarmi, lo feci con tanta rabbia, presi il mostro a calci e pugni, ovviamente lui fece altrettanto, gli gridavo di lasciarmi in pace non doveva più avvicinarsi a me, ma l’unica risposta che sentii fu “ ma, io non ti ho fatto niente”. Il mio cervello più volte ha cercato di impazzire, non so chi ringraziare per non essere arrivata a tal punto. Distrutta in ogni piccola parte del mio corpo, parlai a mia madre, che fece finta di niente. Ero stata lasciata sola due volte, sia a sopportare le violenze ma ancor peggio a cercare di rimettere a posto i pezzi. Ogni tanto mi guardavo attorno e notando quella solitudine, mi sentivo in colpa a causa di quella sensazione di sporcizia che tutta la vicenda mi aveva lasciato addosso, certe volte pensavo di cercare con più insistenza l’affetto di mia madre, credevo che forse non mi aveva capita, oppure non ero riuscita a spiegarmi bene, ma bastava guardarla, per ricredersi. Quando ripenso alla mia vita, non mi spiego perché ho dovuto subire tutto questo, ma un po’ di curiosità mi nasce quando ripenso a come potrebbe essere andata, se avessi avuto due genitori attenti in grado di fermare il mostro e di mettersi accanto a me ad aiutarmi a completare il mio percorso di crescita, ma sono pensieri inutili, per me non è andata così.
Per un bambino molestato, non c’è di peggio che vedere il vuoto intorno a se, capire che la madre fa finta di niente, forse per paura di non riuscire ad affrontare il problema, e tutto il profondo malessere che ne deriva grava sulle sue spalle di fragile creatura. Adesso io, malgrado tutto, sono cresciuta, ma volete sapere quale emozione avverto con più difficoltà? LA PAURA
Avete capito bene, la paura:
osservo questa società dove tutto va veloce e ho paura;
osservo, questo mondo dove ignoranza ed omertà la maggior parte delle volte, hanno il sopravvento;
osservo, questo mondo che crea esseri capaci di calpestare altri esseri;
osservo, questo mondo dove mostri vengono lasciati liberi di distruggere e contaminare piccole e tenere vite.
Allora, forse è arrivato il momento in cui ognuno di noi faccia la propria parte e contribuisca a “fermarlo” questo mondo, per riordinarlo ed offrirgli chiarezza e amore che, troppo spesso, con l’andar veloce abbiamo lasciato che cadessero.”
Credo che la mia parte l’ho fatta oggi, permettendo alla mia storia di girare libera nell’aria, e diffondendosi nei cuori di chi sta leggendo queste righe, e non più intorno ad orbite omertose.
Ciao, Cri
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