Associazione Nazionale Vittime della Pedofilia torna all'home page

 

 





Campagna di adesione AMICI di PROMETEO

Mi chiamo Federica, sono nata ed abito a Torino, ho 38 anni e da 11 anni sono impegnata in un percorso di psicoterapia due volte la settimana per problemi indotti dagli abusi sessuali cui sono stata sottoposta.
Prima di iniziare la terapia credevo di farcela da sola, non avevo coraggio di chiedere aiuto, non ne ero abituata, ero sola, isolata nella mia tragedia.
Proprio ora che sono finalmente più serena (anche se non sono ancora al termine del mio percorso di recupero) vorrei rendere nota anche a voi la mia testimonianza e vorrei essere portatrice di un messaggio di speranza e conforto per tutte le persone che ancora ci sono dentro fino al collo.
Vorrei potervi abbracciare tutti, voi che state soffrendo ! Vi abbraccio affettuosamente e lungamente perché nessuno più di me può capire quello che provate !
Ma vi prego, condividete il vostro dolore, aprite le vostre porte, spezzate la catena del silenzio, non abbiate paura !
Prima della terapia vivevo in uno stato di anestesia delle emozioni e ho avuto una vita piena di dolore e forte difficoltà.
Tante, complicate e pesanti le conseguenze di quegli abusi, subiti dall’età di 2 anni e 10 mesi (il primo ricordo nitido, ma chissà prima…) e fino all’età di 15 anni, quando mi sono ribellata.
L’abuso sessuale infantile ha effetti devastanti anche se accade una sola volta, immaginiamo il danno in casi di abusi così prolungati nel tempo, dalla primissima infanzia e fino all’adolescenza.
Il pedofilo in questione era mio nonno materno.
Questo incesto ha spezzato il mio sviluppo psicoemotivo, ha rallentato la mia crescita emotiva e condizionato tutta la mia vita.
Ho dato molti segnali fin da piccola, ma nessuno è mai stato in grado di cogliere, né in famiglia, né a scuola, nè i medici.
Mi riferisco a pipì nel letto fino ai 6 anni, forti dolori addominali anche con ricoveri ospedalieri, disegni che riproducevano atti sessuali (che dopo aver fatto diligentemente accartocciavo forte forte e cestinavo), difficoltà a relazionarmi con gli altri bimbi, rubavo piccoli oggetti in famiglia e li nascondevo in un angolo buio dell’armadio, piangevo se non avevo accanto a me mia mamma e altri segnali ancora, ma nessuno ha capito.
A partire dall’adolescenza e fino ai 35 anni ho avuto convulsioni nervose che hanno scambiato per epilessia, mentre anche quello era un segnale.
Ero sola, completamente sola con il mio segreto ed un enorme macigno dentro.
I miei genitori sono veneti, mio padre è stato dirigente di banca di professione e politico per passione, mia madre ha dedicato tutto il suo tempo alla famiglia e mia sorella ha 6 anni più di me. Da fuori sembravamo la famiglia del mulino bianco, dentro eravamo incancreniti dalla pedofilia.
All’età di 15 anni ho avuto il coraggio di ribellarmi dal nonno-mostro, con una strategia: facevo in modo di incontrarlo solo in presenza di altre persone e così lui ha smesso. Quando capivo che poteva crearsi un occasione perché si verificasse un abuso ho cominciato a trovare scuse per non stare in casa o per fare qualche attività con i miei genitori o altre persone in casa o fuori casa.
Il nonno aveva la sua casa che confinava con una scuola elementare e sul confine aveva creato una protezione con un gabbiotto dentro il quale non si vedeva, quanti altri bambini sono stati violati oltre a me, mia madre e mia cugina ?
Il mondo non è pronto ed organizzato per curare i danni provocati dagli abusi sessuali, né per accogliere in modo giusto le vittime, manca proprio una cultura minima di base sull’argomento.
Io mi sono sentita sola e abbandonata e ancora oggi quando mi capita di parlarne con le persone mi rendo conto che pochi sono pronti per affrontare e capire cosa può succedere nella vita di una persona abusata. Quali gravi possano essere le conseguenze.
Mia nonna sapeva perché una volta, proprio l’ultimo anno degli abusi, è entrata in stanza proprio mentre il mostro sfogava su di me i suoi malati sfoghi sessuali. Lo ha sgridato ma anche lei ha taciuto, anche lei è stata complice, ancora una volta ha vinto il silenzio.
Se mi avessero fatto un esame medico fino ad una certa età non avrebbero trovato nulla perché mio nonno abusava in un modo tale che non avrebbero potuto trovare nulla; non è questo il luogo per scendere nei dettagli, ma dovete credermi.
Tutto iniziava sempre con delle coccole affettuose ma nel giro di pochi minuti mi spogliava e faceva quello che voleva, poi mi rivestiva e mi coccolava nuovamente. Ogni tanto durante quei momenti mi sussurrava parole scurrili e volgari.
A circa 24 anni mia cugina più piccola (aveva 14 anni) si è rivolta a me e si è confessata, purtroppo ha subito lo stesso trattamento dal nonno, ma con modalità differenti e per molto meno tempo perché li vedeva con meno frequenza.
Mio nonno avrebbe dovuto finire in galera e con lui mia nonna e con loro i miei zii che sapevano degli abusi ma non hanno detto nulla ai miei genitori.
Appena terminati gli abusi, all’età di 15 anni, inizia un altro calvario, causato dagli abusi subiti: ho cominciato a drogarmi e a bere alcol per anestetizzare l’enorme dolore e rabbia.
A 18 anni sono caduta nell’anoressia, anche questo causato dagli abusi, sono arrivata a pesare 38 kg, avevo fame d’amore.
Ho sfidato la morte senza rendermene conto.
All’età di 20 anni ho capito che da sola non ce l’avrei fatta, così ho iniziato una psicoterapia individuale, fallita dopo pochi mesi. Ne ho tentata una successiva con un altro psicoterapeuta, ma anche questa è naufragata dopo pochi mesi.
Con i miei genitori i rapporti erano pessimi, non c’era nessuna relazione, anzi eravamo in contrasto e non sapevano quale fosse la fonte dei miei problemi.
Io li ritenevo responsabili, non mi fidavo di loro, né di mia sorella.
Sono stati anni lunghi, faticosi, pieni di un dolore così forte da non potersi descrivere.
Ero sola, fragile, incapace di instaurare una relazione sana, incapace a creare un legame, sola nella mia disperazione.
Finalmente a circa 25 anni mi sono rivolta ad un’affermata associazione nazionale nel campo della cura di anoressia e bulimia e ho iniziato un percorso con psicoterapia di gruppo durato parecchi anni e al termine del quale sono definitivamente uscita dall’anoressia e da tutte le dipendenze da droghe ed alcol. Al termine della psicoterapia ho intrapreso con lo stesso terapeuta un percorso di psicoterapia individuale, tuttora in corso, per approfondire e curare gli altri danni causati dagli abusi, le emozioni, le relazioni e molto altro.
Questo terapeuta, mi ha raccolta in condizioni disperate, mi ha presa per mano in questo cammino di recupero e crescita, che dura oltre 10 anni. Il mio psicoterapeuta lo considero come il mio terzo genitore perché mi ha proprio ridato la vita e la gioia di vivere. Gli sarò sempre riconoscente.
Solo all’età di 30 anni (a pochi anni di distanza dall’inizio della psicoterapia) ho avuto il coraggio di raccontare ai miei genitori quello che avevo subito fin da piccola e di far capire loro i motivi dei miei comportamenti incomprensibili.
E a quel punto anche mia madre, che per ben 50 anni aveva rimosso gli abusi subiti (per controllare il dolore e la rabbia), ricordò all’improvviso quello che il padre fece anche a lei. Un’immensa tragedia familiare.
I miei genitori hanno fatto circolare la notizia in famiglia, mio nonno mi ha telefonato aggredendomi e urlando che con questa storia stavo facendo soffrire i miei genitori, ma questa volta ho urlato più forte di lui, avevo le vene del collo gonfie da quanto urlavo.
Dopo pochi giorni il nonno si è suicidato con una pistola che custodiva regolarmente e spero di poter avere la vostra comprensione se vi confesso che al suo funerale, mentre  il prete elogiava le fantastiche doti cristiane di mio nonno … io e mia cugina ci siamo date uno sguardo e siamo uscite di Chiesa, siamo andate al bar vicino a brindare con vino bianco e stuzzichini.
Pensavo di essermene liberata per sempre e invece ancora adesso quel maledetto uomo mi perseguita.
Anche i miei genitori hanno iniziato un percorso di psicoterapia nello stesso Studio di psicoterapeuti. I nostri rapporti ora sono ottimi e ci amiamo molto, dialoghiamo con serenità di qualsiasi argomento, anche i più dolorosi.
Sono orgogliosa di cosa sono riuscita a fare di me grazie alla psicoterapia.
Prendo psicofarmaci da quando sono piccola, ho avuto un picco in cui ne prendevo tantissimi, ora per fortuna ne prendo di meno, ma sono ancora farmaci che agiscono sui pensieri, farmaci pesanti. Sono in cura presso uno psichiatra che segue solo la parte farmacologica anche se è sempre informato sui passi che faccio in psicanalisi.
Qualche anno fa e per diversi anni ho avuto un grave problema di psoriasi al volto e alle parti intime, ho provato farmaci sperimentali in ospedale, ero irriconoscibile nei connotati … alcuni medici concordano nell’affermare che anche questa è stata una manifestazione degli abusi.
In questi oltre 10 anni di psicoterapia sono cambiata profondamente ed in modo radicale, ho imparato a sfogare ed elaborare il dolore e la rabbia degli abusi sessuali, ho imparato ad amare i miei genitori, a fidarmi di loro e pian piano anche verso l’esterno, ho imparato ad instaurare delle relazioni vere, empatiche e profonde, ho curato le mie profonde ferite.
Ora la mia vita è più serena, vivo meglio con me stessa e con il mondo familiare ed extrafamiliare.
Certo porto ancora i segni, e mi capita ancora di avere delle situazioni di crisi, ma riesco a gestirle e a sfogarmi e a superarle in tempi più rapidi.
La mia terapia è quasi al termine e con ottimi risultati.
Questa mia testimonianza, la storia dei miei anni neri e la storia del mio recupero, vuol essere un messaggio di speranza per tutte le persone vittime di abuso e per i loro familiari.
Potete farcela, potete uscire da questo incubo, ma dovrete aprirvi e affidarvi a persone competenti che sappiano come affrontare il problema e come aiutarvi; la psicoterapia sarà un lavoro di recupero lento ma se fatto con costanza ed impegno dà ottimi risultati, io e tanti altre persone ne siamo la prova vivente.
Grande amarezza provo al pensiero che la psicoterapia finora mi è costata oltre 35.000 euro e nessuno, neanche nella mia agiata famiglia, mi ha mai aiutato a pagarmi un solo centesimo, ma i soldi poco contano perché la psicoterapia mi ha ridato la vita.
Le ali con cui da piccola speravo di poter volare via da mio nonno sono le ali che solo la psicoterapia è stata in grado di farmi spuntare e che ora mi permettono di volare con serenità.
Unico testimone di tutti i fatti accaduti è il mio orsacchiotto Yoghi, un peluche al quale sono legatissima da quanto avevo pochi mesi, lui ha assistito a tutto, agli abusi, ai miei pianti quando rimanevo nel buio della mia stanza e della mia anima, lui sa tutto, peccato che non abbia la parola…
Yoghi era sempre con me e ancora adesso, quando lo prendo dall’armadio in cui è custodito, lo sento come se fosse vivo e mi dicesse:” Abbracciami, senti il mio calore e starai meglio”. Così lo abbraccio e cerco di sentire tutto l’affetto di cui ancora oggi sento bisogno. Abbracciatemi anche voi.
Sogno un mondo in cui tutto ciò non debba succedere mai più.
Sogno un mondo di genitori attenti.
Sogno un mondo pronto ad accogliere le vittime d’abuso, in grado di curarle e amarle.
Sogno un mondo dedicato alla prevenzione, partendo dai bambini e fino agli adulti, genitori, insegnanti e medici.
Sogno uno mondo impegnato in prima linea nella lotta alla pedofilia.
Questa lotta dev’essere pari a quella contro il terrorismo perché nel mondo sono milioni i bambini vittime di abusi sessuali.
Se non diamo futuro ai nostri figli non diamo futuro alla società, fermiamoci ad ascoltarli, empaticamente.
Con immenso affetto.
Federica