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Campagna di adesione AMICI di PROMETEO

Ciao, sono “Sara” (nome fittizio).
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Leggendo la lettera di Anna (vedi testimonianza precedente) mi è venuta voglia di scriverti anche la mia storia. E' da tanto che leggo le storie degli altri su questo blog, e... forse posso provare a raccontarmi.
Quando avevo due anni e mezzo i miei hanno divorziato e io sono stata affidata a mia madre. Ho vissuto con lei fino ai 16 anni, quando ho trovato la forza per andarmene di casa. In tutta la mia vita (ora ho 27 anni) ho girato per 13 case. Mia madre era psicotica, ma ovviamente nessuno se ne era accorto. Forse agli inizi era ancora latente. Ad ogni modo, ho passato con lei una vita in cui le prendevo quasi ogni giorno, in cui mi diceva che era meglio se non nascevo, che si vergognava di me, che ero una fallita... all'improvviso, senza un vero motivo, scoppiava, e giù botte e insulti. Ora, da adulta, so che era (è) una grave psicotica con deliri persecutori. Io ero la persecutrice. Ero piena di complessi di inferiorità, faticavo a socializzare, alle scuole medie ero asociale. E depressa. A 12 ho tentato il suicidio per la prima volta. L'insegnante che riuscì a tirarmi giù dalla finestra prima che mi ci buttassi, mi parlò, mi chiese. Ma poi non fece nulla. Nessuno, nessuno degli adulti ai quali chiesi aiuto fece mai nulla per togliermi da quell'inferno. Nemmeno quando scappai di casa in quinta elementare. Passavo gli intervalli fra le lezioni chiusa dentro un gabinetto a immaginare la mia morte. Passavo il tempo libero sdraiata a letto ascoltando Masini. Quando divenni più grande, quando lei era in casa cercavo di non esserci. Perciò passavo il tempo seduta in metropolitana o sdraiata su una panchina. Mio padre dov'era? Lo vedevo pochissimo, mi voleva bene ma... eravamo due sconosciuti. E si stava rifacendo una famiglia. Nessuno allungò una mano per aiutarmi. E io discesi sempre più nella depressione, diventai una teppistella, picchiavo gli altri bambini, rubavo nei negozi, facevo casino, insultavo tutti. Ma va bene così, è normale, anzi... sei tu che diventi sbagliata. Fino a che arrivai ai 15 anni. Una notte d'agosto che rivivo ogni sacrosanto giorno della mia vita, anche ora, dopo 12 anni. Quando mia madre mi mise le mani al collo e cercò di uccidermi. Anzi, accopparmi. Usò questo termine. Da quel giorno smisi di vivere.
Ero allucinata, depressa, volevo morire, avevo ogni sorta di allucinazioni, stavo malissimo, per mesi. E chi c'era accanto a me? nessuno. Ma oramai avevo smesso di fidarmi del mondo, oramai avevo capito che il mondo era un qualcosa da cui bisogna solo difendersi. Andai da uno psicologo. Ma non gli raccontai tutto. Non avevo più fiducia. E alla fine dopo due anni di terapia si comportò anche in maniera scorretta nei miei confronti. Per fortuna sono rimasta a galla, e dopo un anno circa, me ne andai. Cercai rifugio da mio padre, che nel frattempo si era rifatto una famiglia. Ma non trovai un gran rifugio... semplicemente non prendevo botte e non vivevo nel terrore ogni santo giorno, ma... il rifugio, l'affetto... non c'era... ero anche un'adolescente difficile e molto chiusa e aggressiva, ma non trovai un padre ad accogliermi. Potevo anche passare una giornata intera sul letto a piangere, che andava bene così. Ho trovato in quel periodo una famiglia e dell'affetto sincero in alcuni amici che mi ero fatta. Vivevano sotto un ponte, ubriachi dal mattino, tossici... ma le persone più belle che io abbia mai conosciuto. E proprio loro mi tennero lontana da alcol e droga.  Me ne andai un'altra volta a 18 anni, andai a stare da mia nonna materna, per 5 anni. Ci lega un grande affetto, ma quando provai a parlarle di ciò che era successo, mi venne risposto "devi volere bene alla mamma".
Piano piano ho ricostruito la mia vita, da sola, assolutamente da sola. Tra dormite in stazioni e vicino ai cimiteri. A causa dei traumi subiti non posso avere figli, sono una depressa ciclica (passo lunghi periodi di benessere e lunghi periodi di malattia), non riesco a instaurare una relazione affettiva, anche se riesco ad avere amicizie che tanti si sognano. però... con le mie mani... mi sono laureata 3 anni fa, sono un'infermiera, vivo da sola (anzi con la mia cagnolotta) da quando ho 24 anni, ora ho lasciato la mia città natale e vivo in mezzo alla campagna in un'altra regione, dove sto cercando di costruire una vita pulita, tutta mia.  Mia madre non la sento da 11 anni. Mio padre lo sento 2 o 3 volte al mese, e qualche volta lo vedo, si riunisce tutta la "famiglia", ma lui è tutto fuorché padre. Lavoro e intanto studio, studio medicina per realizzare quel sogno che ho sempre avuto, e che se avessi vissuto con una famiglia avrei già realizzato. Ma ogni sera... quando vado a letto... ritornano i fantasmi.... ritorna la rabbia... il senso di colpa, la vergogna, il sentirsi un nulla inutile... Sono in terapia da qualche mese, è stato difficilissimo fidarmi e provarci, con il passa parola ho conosciuto una terapeuta meravigliosa che mi sta aiutando a rimettere insieme il casino che ho dentro. Spero piano piano che tutto possa rimettersi a posto. Anche se... anche se a volte ne dubito davvero. Perchè certe cose non passano. Così come la certezza matematica che non sia possibile voler bene a una persona come me.
Spero di sbagliarmi.