Romania: bambini & aids - Associazione Prometeo

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Adozioni a distanza > Testimonianze
BAMBINI DELLA ROMANIA E AIDS.
 
Buona sera a tutti, sarò anch’io brevissimo, cercando di rimanere nei tempi, visto anche l’orario ed il fatto che molte persone vengono da fuori Provincia e quindi vorranno rientrare.
Nei pochi minuti a mia disposizione però, 10 secondi vanno dedicati, da parte dell’Associazione Prometeo a ringraziare la Provincia non per un atto di piaggeria ma perché come Associazione riscontriamo che c’è veramente un pericolosissimo calo dell’attenzione nei confronti del problema A.I.D.S. e vedere un’istituzione che organizza un incontro come questo, che rilancia, laddove c’è il vuoto totale, questo tipo di lotta è per noi oggi più che mai un segnale di speranza e di impegno.
Io vi racconterò un’esperienza in realtà molto lunga ma breve per quello che sarà in questo contesto il mio racconto.
Ho iniziato ad occuparmi di AIDS 10 anni fa, in quegli anni che oggi sono stati ben tradotti dalla ricchezza di chi mi ha preceduto, anni duri, anni in cui si combatteva ogni giorno tra mille difficoltà, anni in cui il tasso di mortalità era elevatissimo e chi incontravamo oggi non l’avremmo sicuramente rincontrato la settimana successiva, anni che riassumo con un piccolo ma significativo aneddoto:
vedendo i nostri amici – perché questo erano, non erano utenti, non erano pazienti, erano i nostri amici – che dimagrivano di giorno in giorno, ci illudevamo di poter sconfiggere quel loro dimagrimento andando a comprare nelle rosticcerie di Bergamo, dei piatti che poi si facevano scaldare nel reparto infettivi e che davamo loro al posto dei cibi che giungevano dalla mensa.
Ci illudevamo così di far riguadagnare loro peso, cancellando la fiacchezza, i dolori, il deperimento che andava a minare sempre più il corpo di quei ragazzi.
Questo capitava giusto l’altro ieri, un altro ieri lungo dieci anni come ho già detto, anni in cui molte cose sono cambiate mentre molte altre sono rimaste uguali.
Quegli amici oggi non sono più con noi. Su di loro la malattia ha vinto, distruggendo il loro corpo non prima di averli isolati dalla società.Oggi però almeno da un punto di vista medico, possiamo dire che abbiamo vinto noi. Grazie alle nuove terapie abbiamo sentito dalle parole del dott. Suter quali e quanti progressi sono stati fatti e quanti altri, sicuramente nei prossimi anni, andremo ad ottenere. La stessa cosa però non capita ancora da un punto di vista sociale: in questo caso persistono le medesime intolleranti paure di allora. Come Associazione Prometeo abbiamo un gruppo di auto aiuto, il gruppo Zorba, composto da persone sieropositive e tutti i partecipanti continuano a doversi nascondere, rinunciando spesso a dichiarare la propria sieropositività ai loro stessi familiari, gestendosi così da soli il carico di sofferenza e solitudine che la malattia può generare. Queste persone oggi non avranno mai, purtroppo, la forza di venire qui a raccontarsi pubblicamente o di fare come ha fatto l’operatrice dell’ASA oggi, di dichiararsi apertamente sieropositive, in quanto questa è una società che non permette ancora loro di potersi esporre, non permette loro di uscire allo scoperto e di dichiararsi, in quanto tali. Paradossalmente per alcuni è ancora più facile stringere la mano ad un pedofilo che ad un sieropositivo. Io sono stato invitato qui però per parlare di bambini sieropositivi che oggi muoiono in Romania, pertanto chiudo questa breve parentesi e chiedo alla regia di procedere alla visione del filmato che ho a disposizione.
Si procede alla visione del filmato sulle note della canzone di Renato Zero “Non cancellate il mio mondo”
Su due bambini che nascono sieropositivi in Europa, oggi, uno nasce (e muore) in Romania, muore in quanto, a differenza del nord del mondo non ha a disposizione non dico i farmaci antiretrovirali, ma nemmeno una siringa monouso.
Questo triste primato inizia, come il mio precedente racconto, parecchi anni fa sotto la dittatura di Ceaucescu, per colpa di sua moglie Elena,analfabeta (non aveva raggiunto la terza elementare), eppure con 18 lauree ad honorem in medicina ricevute dalla più importanti e prestigiose università del mondo.
E grazie a queste 18 lauree lei decise di ringraziare il mondo civile che gliele aveva generosamente donate, trovando in quegli anni, gli anni dell’esplosione dell’AIDS, il vaccino. Per ottenere questo risultato giunse a far contagiare migliaia e migliaia di bambini.
Anche tutti quei bimbi oggi non ci sono più, anche su di loro la malattia ha vinto, supportata dalla sua scientifica follia, eppure, a 20 anni da quegli esperimenti che lei fece, la Romania ha ancora il più alto tasso di HIV pediatrico, per il fatto che oggi i bambini che voi avete visto nel mio filmato realizzate esattamente un mese fa, hanno subìto abusi sessuali, da parte di predatori pedofili, che li hanno condannati irreversibilmente a morte.
Il nostro nuovo progetto oggi è rivolto principalmente a loro: innanzitutto abbiamo creato un dispensario che copra i bisogni dell’ospedale dove sono ricoverati, per almeno un anno.
Inoltre abbiamo portato loro letti e materassi nuovi ed abbiamo risistemato gli ambienti in cui stavano. E ancora mi preme ricordare che da alcuni mesi stiamo ospitando degli operatori (medici ed infermieri) che facciano formazione qui da noi e che poi possano tornare a casa applicando quanto hanno appreso qui.
Inoltre abbiamo incominciato a collaborare con una suora italiana che gestisce un orfanotrofio a 300 km. da Bucarest e grazie al suo lavoro abbiamo riacquistato quella fiducia e quella speranza, che le cose possano cambiare anche in meglio, che rischiavamo di perdere per sempre.
Al momento gli unici contributi di cui godiamo, sono i proventi del mio libro “I bambini delle fogne di Bucarest” (ed. Ferrari) giunto alla 5° edizione, ma mi auguro che con l’aiuto di voi tutti, si possa fare molto di più.
Ho finito il mio tempo e concludo con un ultimo breve aneddoto:
sapete come muoiono i bambini di AIDS in Romania?
I bambini di AIDS in Romania muoiono a testa in giù.
Questo aneddoto lo racconto sempre poiché a dicembre dell’anno scorso, visitando l’ospedale mostrato in fotografia, ho visto un fagottino di 7 anni, con due occhioni enormi, immerso in un letto che non vi descriverò per pudore e per rispetto nei confronti di quella bambina.
Questo fagottino, con il volto oramai vinto e sconfitto dall’AIDS, mi guarda e mi dice: “Fai in modo che io non esca di qua a testa in giù”, io non capisco, anzi c’è un attimo in cui discuto con l’interprete poiché credo che mi stia traducendo in modo assolutamente sbagliato, ma quando la bambina capisce che non sto capendo, ribadisce che lei non vuole uscire da lì a testa in giù; allora le chiedo di spiegarsi meglio e lei mi indica un infermiere al fondo della sala – un uomo alto e robusto, con il camice macchiato di sangue – e mi dice: “Sai cosa accade qui, quando i bimbi chiudono gli occhi e non respirano più?
Che lui li prende per i piedini e li porta fuori a testa in giù.”

Grazie per l’attenzione.


Estratto da un intervento per il convegno promosso dalla Provincia di Bergamo sul tema “AIDS OGGI”, apparso anche negli atti omonimi.
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